Archivio per Febbraio 2008

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“L’hanno detto oggi in TV”

Febbraio 26, 2008

Hai sentito cosa è successo ieri?

Non sono l’unica, credo, ad essere accolta già sulla soglia di casa con queste parole. Per me generalmente significa che sta per cominciare un’accesa discussione sulla veridicità di quanto proposto.
E’ chiaro che ogni giornalista segue necessariamente una linea di pensiero, diversa per ogni testata giornalistica (mai provato a confrontare la stessa notizia su Avvenire, Manifesto e Corriere?). Le cose non cambiano quando si passa alla versione televisiva: qualcuno aveva addirittura parodiato le modalità di esposizione della stessa notizia da parte di diversi tg.

Gli ultimi anni hanno visto lo sviluppo di Internet, della notizia sulla rete, dei blog. Ma si tratta molto spesso (non sempre, per fortuna) di media utilizzati dalle cosiddette “nuove generazioni”.
Secondo uno studio effettuato dall’Università Cattolica, il 95% dei giovani entro i 20 anni utilizza Internet, mentre la media su tutta la popolazione cala al di sotto del 50%.

C’è una serie di problemi legati al “vecchio modo” di fare informazione.
Primo fra tutti, il problema della veridicità. Non tutte le notizie lette sui giornali sono vere perché sono stampate su carta, e non tutto ciò che viene detto in tv è vero perché “lo hanno detto in tv”.
Può sembrare scontato, ma esiste ancora una larga fascia di popolazione che prende tutte le informazioni fornite dai media tradizionali come vere a priori, semplicemente perché vengono proposte da enti “ufficiali”.
Il rischio che si corre è quello di far passare messaggi falsati, informazioni errate sostenute da sedicenti esperti, notizie smentite, affermazioni interpretate in maniera distorta…
Un fattore importante, per quanto riguarda i media televisivi e i giornali, è l’ascolto: si seguono quelle notizie che “fanno ascolto” e sono interessanti per lo spettatore o il lettore medio.

E i blog?
Che I blog facciano informazione è discutibile: sicuramente sono in grado di fare approfondimenti personali molto mirati, e spesso chi scrive lo fa sulla materia in cui è più competente (sicuramente più competente di certi pseudoesperti).

Quello che voglio mettere in luce è il punto di vista del giovane, il “figlio” dei genitori poco attenti di cui si parlava questi giorni.
Il giovane che scrive sul proprio blog, che legge i giornali online, che entra in contatto con altre persone attraverso la rete.
Mentre sta finendo di aggiornare il suo blog, ecco la madre che irrompe nella sua stanza, fresca dei pareri dell’esperta di turno. Non appena vede il figlio davanti al computer, comincia una lunga invettiva contro quello strumento per la prostituzione che è il BLOG. Ingiungendo magari di staccare immediatamente, pensando a quanto sia stata saggia a prevenire chissà quali mali al suo pargolo.
In un caso del genere nasce il conflitto tra l’informazione frontale offerta dalla TV e l’informazione trasversale offerta dalla rete.
E la rottura avviene proprio in questo punto.

Il fatto che debba essere elaborata è nella stessa natura della parola: per questo motivo è difficile avere informazioni sgombre da qualsiasi tipo di influenza politica o ideologica.

Io penso a un’informazione pura, un’informazione pulita: alla selezione ci pensiamo noi.

Quello che tuttavia manca è la capacità critica, la possibilità di leggere le notizie in più lingue ed estrapolare quello che interessa dallo stream. Tutte capacità che il cittadino medio generalmente non ha.

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“We are the illusion!”

Febbraio 5, 2008

Confesso di aver creduto (ingenua…) che soltanto i più giovani ed inesperti potessero essere avvelenati dalla TV.
Pensavo che non colpisse i più esperti, navigati adulti, quelli che la TV l’han vista nascere. Mi sbagliavo.

Non molto tempo fa, prima che ogni famiglia avesse in casa uno di questi mostruosi apparecchi, era più difficile Vivere. Viversi, soprattutto, creare la propria realtà compensatoria.
Ogni essere umano anela a qualche cosa di superiore, migliore alla condizione in cui si trova. E’ normale, altrimenti non ci sarebbe progresso. Se i primi ominidi si fossero accontentati, forse ora sarebbero ancora in una caverna, dipingendo scene di caccia usando pigmenti naturali.
Ma il progresso c’è stato, è innegabile.
Una volta che le necessità primarie sono state garantite, si possono impiegare le energie per raggiungere un obiettivo superiore.

Quando, tuttavia, diventa difficoltoso gestire la realtà oggettiva, l’essere umano si crea una realtà compensatoria. A volte finisce addirittura per vivere esclusivamente quest’ultima, estraniandosi in quella che percepisce come uno stato sicuro, confortevole.
Le annoiate fanciulle dell’alta società di qualche secolo fa si dilettavano leggendo libri. Era l’unico sfogo che avevano.
Anche ora accade: le bambine che si vestono da principesse vivono in quella realtà, vivono in quel mondo.

Ma se i libri hanno costituito un mezzo per estraniarsi usando attivamente il pensiero, in questi ultimi decenni le cose sono leggermente cambiate.
Per comodità, per pigrizia… si preferisce accendere la TV.
Quello che il consumatore medio non riesce a capire è che ciò che viene sfornato dalla “scatola” non è tutto oro colato.
Se “l’hanno detto in TV”, lo si prende automaticamente per vero. Questo per quanto riguarda le notizie.

C’è dell’altro, tuttavia: i film e i telefilm.
Anche questi costituiscono una fuga dal mondo reale, per chi ne usufruisce. La qualità media del prodotto è calata a picco negli ultimi anni, proponendo così modelli presi come veri.
Un esempio per tutti: un bambino di 6 anni, riempito di film d’azione, ha un giorno sottratto l’arma da fuoco (regolarmente registrata, del resto) del padre ed ha ucciso la nonna.
Era solo un gioco, no?
Come si può spiegare a un bambino la differenza tra mondo “reale” e “finzione”? Visivamente non ci sono differenze.

Trovo tuttavia che sia inammissibile che gli adulti si lascino ingannare tanto facilmente. Non vivono più le loro proprie emozioni, ma si lasciano riempire da quelle di cui la TV li nutre. Pianti, gioie, situazioni di tutti i generi.
Gli attori sono sempre più bravi, fanno il proprio lavoro… come è giusto che sia. Ma non bisogna MAI dimenticare che sono persone vere, che vivono fuori dallo schermo. Sullo schermo sono dei personaggi. Nessuno potrebbe vivere in eterno su un palco.
Ma gli spettatori si illudono che quel palco sia la realtà, e dimenticano, in maniera assurda, che la realtà sono loro.
Non quello che vedono, ma quello che sono.

Milioni di persone che non riescono a stare senza il loro telefilm, la loro puntata di soap…
Persone che non riescono ad addormentarsi senza avere il rumore perpetuo della TV in sottofondo.
Vuoto colmato da null’altro che fantasie, illusioni che altri scrivono e interpretano per loro, annientando il senso critico e la capacità di vedere in maniera oggettiva.