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Arbeit macht frei, Arbeit macht weise

Marzo 16, 2008

“Grazie.”

Non credo di essere in grado di dire altro alla signora Segre. Davanti a circa 300 giovani e ragazzi, con una lucidità straordinaria, ha saputo dare i colori della verità alle pagine più nere della storia del ‘900.
Le vittime, semplici numeri ordinatamente elencati nei libri di storia, hanno improvvisamente acquisito un volto, una voce, paure e speranze di persone reali, vere… umane.

L’esperienza di una bambina di 13 anni deportata in un campo di concentramento. Sola.
La sopravvivenza ad Auschwitz, il terrore, la cenere, le umiliazioni. Sola.
La marcia della morte, quel grido di speranza “Non morite! Non morite ora! La guerra sta per finire!” dei ragazzi francesi.

300 ragazzi commossi. 300 ragazzi per i quali una fetta di storia non è più soltanto un capitolo da studiare.
Almeno per un momento, qualcuno di loro ha percepito il tempo in modo diverso, sprofondando nei decenni con la consapevolezza che quei tempi son stati vissuti da persone come loro.
Esseri umani.

Grazie, signora… per la più bella ed importante lezione di storia che abbiamo visto finora.

Un commento

  1. Liliana è un soffio di storia che viaggia.
    Credo che quando se ne andrà farò un lungo pianto.



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