Leggo in questi giorni del polverone sollevato dalla proposta del ministro Maroni riguardo al prelievo delle impronte digitali ai bambini rom.
Leggo anche dell’indignazione di Famiglia Cristiana, che la definisce “una proposta indecente“, dei “volenterosi carnefici di Maroni” di Wittgenstein, dell’opposizione dell’Unione Europea.
Mi ha fatto ricordare di un sabato mattina di qualche anno fa, quando la Romania non era ancora entrata nell’UE ed io ero ancora una bambina o poco più. Ogni anno l’appuntamento in Questura per il rinnovo del permesso di soggiorno, la fila infinita, il rumore di almeno cinque lingue diverse, le foto e le pile di documenti. Ogni anno. Fino a quell’anno, quando mi dissero che dovevo passare dalla signora a lasciare le impronte, era la legge.
Non chiesi altro, in fondo protestare non sarebbe servito a nulla. Ho semplicemente guardato la signora addetta al prelievo impronte mentre mi schiacciava le dita sul tampone di inchiostro e poi sulla carta.
Era la legge. Tutti gli stranieri extracomunitari che richiedevano una carta di soggiorno avevano l’obbligo di lasciare le proprie impronte.
Non si trattava di un provvedimento razzista, naturalmente, né c’erano ancora tutte le polemiche riguardanti i bambini rom e la proposta di prelevarne le impronte. Ora si difendono quegli stessi bambini rom clandestini che sputano sulle macchine se il conducente fermo al semaforo si rifiuta di dar loro del denaro.
Ed intanto gli extracomunitari residenti legalmente in Italia continuano a fornire i loro dati personali, le loro impronte, aprono la porta di casa per i controlli sull’abitabilità…
Sono gli stessi che lavorano, gli stessi che si chiedono come mai grazie alle sanatorie i clandestini entrati nel paese negli ultimi mesi ormai abbiano tutti i documenti in regola e loro, che da anni fanno avanti e indietro in questura, ancora non li hanno.
Ebbene anche a me sono state prelevate le impronte digitali, nonostante non fossi nè rom nè clandestina. Ma non fa niente. Nessuno ne ha parlato, nessuno ha fatto tanto scandalo per quella legge.
Ricordo che i miei compagni, quando rientrai a scuola dopo quella mattinata passata in questura, trovarono molto divertente il fatto che io avessi ancora tracce di inchiostro sulle mani.



Dall’Australia arrivano le prime notizie di un irrigidimento della Chiesa Anglicana nei confronti dei religiosi che hanno commesso abusi sessuali su minori.


