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Poetry? Slam.

aprile 6, 2008

Potrebbe sembrare ossimorico, e invece “funziona”.

Nato come fenomeno di nicchia negli Stati Uniti, è stato portato in Italia da Lello Voce, che ha organizzato il primo Poetry Slam italiano nel 2001.
Da allora molte cose sono cambiate. L’idea è piaciuta, si è diffusa, in tanti hanno cominciato ad organizzarne, fino ad arrivare in alcuni casi al vero e proprio plagio.

Di che cosa si tratta?
E’ una competizione, una gara poetica svolta in un locale pubblico. Le regole sono abbastanza semplici: ogni poeta ha 3 minuti a disposizione per leggere un proprio testo senza musica, nè costumi, nè oggetti di scena. Semplicemente un microfono ed una poesia.
La votazione è effettuata da 5 giudici estratti a sorte tra il pubblico, i voti possono spaziare da 0 a 10, il punteggio più alto e quello più basso vengono eliminati, mentre gli altri vengono addizionati.

Semplice. E di grande successo, data la diffusione a macchia d’olio del fenomeno in tutta Italia. Negli ultimi mesi, nella zona di Milano, ce ne sono stati tantissimi.
Personalmente preferisco gli slam organizzati da La Scighera, circolo Arci in zona Bovisa. L’organizzazione è davvero ottima, e i risultati ne sono una prova evidente. Non saprei dire quante slam ho visto alla Scighera, ma sono state tutte molto ben fatte.
Anche il Cantiere, centro sociale in via Monte Rosa ne ha organizzati, in questo periodo. E’ particolare, forse un po’ scomodo per lo spazio destinato al pubblico un po’ ridotto. Ho avuto occasione di vederne due, di serate, una a dicembre 2007 ed una qualche giorno fa, agli inizi di aprile.
Serate molto piacevoli, del resto, anche e soprattutto per la compagnia e la selezione dei poeti.

Più unico che raro è stato l’evento organizzato al Teatro Binario 7 di Monza in collaborazione con Lello Voce, ospite d’onore della serata ed Emcee della Slam. Grazie al progetto PoesiaPresente, operante sul territorio di Monza e Brianza, è stato possibile portare un fenomeno di nicchia e generalmente underground sul palco di un teatro.
Platea piena, stranamente.

O forse no, dato che ormai questo genere di evento sta cominciando ad essere studiato anche nelle università.
E probabilmente si diffonderà sempre più, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio. Sperando che assieme al gusto di sentire la poesia il pubblico recuperi anche la capacità critica, quella che ha perso negli ultimi decenni. C’è un confine sottilissimo tra avanguardia e qualità scadente, ma gli spettatori del ‘900 hanno imparato a sottomettere il proprio giudizio a censura pensando di non essere in grado di capire ciò che vedevano o sentivano.
Bisogna recuperare il senso critico, assieme al coraggio di dire: “Quest’opera non mi piace.”

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