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Bentornato a casa, Binyam!

febbraio 25, 2009

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E’ finalmente rientrato in Gran Bretagna Binyam Mohamed, il detenuto di Guantánamo di cui si parlava un po’ di tempo fa. Era stato arrestato nel 2002  in Pakistan, ventitreenne. Ora ha trent’anni (30!) e cicatrici fisiche e psichiche difficili (se non impossibili) da cancellare.

A voi l’illuminante intervista al suo avvocato, Yvonne Bradley.

Questa, invece, è la dichiarazione rilasciata da Binyam al suo arrivo (traduzione della sottoscritta):

Spero capirete che, dopo tutto quel che ho passato, non sono nè fisicamente nè mentalmente in grado di affrontare i media al momento del mio ritorno in Gran Bretagna. Per favore perdonatemi se rilascio solo una semplice dichiarazione attraverso il mio avvocato. Spero di essere in grado di far meglio nei giorni a venire, quando sarò sulla via del recupero.

Ho vissuto un’esperienza che non ho mai pensato di affrontare, nemmeno nei miei incubi più cupi. Prima di questo strazio, “tortura” era una parola astratta per me. Non avrei mai potuto immaginare che ne sarei stato vittima. E’ ancora difficile per me credere che sono stato rapito, trasportato da un paese all’altro e torturato con metodi medievali – il tutto organizzato dal governo degli Stati Uniti.

binyam_mohamed_30348tSebbene voglia recuperare e lasciare tutto quanto il più lontano possibile nel passato, so di avere un obbligo verso le persone che sono rimaste ancora in quelle camere di tortura. La mia stessa disperazione è stata maggiore quando pensavo che tutti mi avevano abbandonato. Ho il dovere di assicurarmi che nessun altro sarà dimenticato.

Sono grato del fatto che alla fine non sono stato semplicemente abbandonato al mio destino. Sono grato ai miei avvocati, allo staff di Reprieve e al Lt. Col. Yvonne Bradley, che ha lottato per la mia libertà. Sono grato ai membri del British Foreign Office che mi hanno scritto quando ero a Guantánamo Bay per tenermi su il morale, così come ai membri dei media che hanno cercato di assicurarsi che il mondo sapesse che cosa stava succedendo. So che non sarei a casa in Gran Bretagna ora se non fosse stato per l’aiuto di tutti. A dire il vero, potrei addirittura non esser vivo.

Vorrei poter dire che è tutto finito, ma non è così. Ci sono ancora 241 prigionieri musulmani a Guantánamo. Molti sono stati assolti persino dalle forze armate statunitensi, eppure non possono andare da nessuna parte in quanto subiscono persecuzioni. Per esempio Ahmed bel Bacha viveva qui in Gran Bretagna ed ha disperatamente bisogno di una casa. E poi ci sono migliaia di altri prigionieri trattenuti dagli US in altre parti del mondo, senza accuse e senza poter entrare in contatto con le loro famiglie.

Devo dire, più con tristezza che con rabbia, che molti sono stati complici nei miei orrori negli ultimi sette anni. Per me il momento peggiore è stato quando in Marocco ho realizzato che le persone che mi torturavano ricevevano domande e materiale dall’intelligence britannica. Avevo incontrato membri dell’intelligence britannica in Pakistan. Ero stato aperto con loro. Eppure ho realizzato soltanto in seguito che le stesse persone che speravo mi avrebbero salvato si erano alleate con i miei persecutori.

Non chiedo vendetta, ma solo che la verità sia resa nota, in modo che nessuno in futuro debba sopportare quello che ho sopportato io. Grazie.

Bentornato a casa, Binyam!

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2 commenti leave one →
  1. Mike permalink
    marzo 1, 2009 11:46 am

    Just passing by.Btw, your website have great content!

  2. marzo 31, 2009 10:01 am

    si l’avevo sentita questa notizia
    ogni tanto qualcuno ce la fa
    ora lo aspetta un percorso difficile
    quello di dimenticare
    di ricominciare a vivere…

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