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QED: la Storia si ripete

ottobre 6, 2010

machiavelliSono giorni di intense letture ed approfondimenti interessanti in materia di storia e politica. E’ strano il modo in cui le persone che mi vedono con un volume della Storia d’Italia in mano mi chiedono se lo faccio per piacere o per dovere. Ho provato a rispondere in entrambi i modi, ma lo stupore più genuino si diffonde sul viso di chi sente che lo faccio per mia cultura personale. Quasi sempre la replica è  “Io non lo farei mai“.

Confesso che non manca una profonda amarezza ed una certa preoccupazione per gli avvenimenti delle ultime settimane: è un quadro a tinte fosche, senza se e senza ma.

Forse anche per questo mi ha colpito molto il seguente passo, tratto da La Storia d’Italia – Il Meriggio del Rinascimento di Indro Montanelli, in riferimento a Il Principe di Niccolò Machiavelli:

“Il despota perfetto deve farsi temere dai sudditi, negar loro la libertà e concederne solo le apparenze, perché uno Stato tollerante è destinato a perire. Per tenere a bada il popolo il principe deve «… parere pietoso, fedele, integro, religioso, ed essere; ma stare in modo edificato, con l’animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare al contrario… Debbe adunque avere un principe gran cura che li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle sopra scritte cinque qualità; e sia, a vederlo e udirlo tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto religione… Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, ed essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare… Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscono opporsi alla opinione di molti».”

Si sa, Il Principe è un testo che molti sovrani del passato (tra i quali Carlo V, Enrico III, Enrico IV e Guglielmo d’Orange) tenevano sempre con sé, imparandone a memoria i brani più salienti e consultandolo prima di prendere decisioni importanti.

Sembrerebbe che non fossero gli unici: c’è probabilmente qualcuno che lo tiene sempre sul proprio comodino, ancora oggi, nel 2010.

E fa sempre un certo effetto vedere certe incongruenze, sentire certe affermazioni, e vederle specchiate in qualcosa che è stato scritto 500 anni fa con una lucidità impossibile, a mio avviso, a un giornalista dei giorni nostri.

Ma naturalmente queste sono solo delle riflessioni da poco. Chi potrebbe mai mettere in dubbio la sua galanteria, la sua integrità, il suo rispetto per la Costituzione… per non parlare della famiglia, della sua religiosità, del suo profondo amore per la legalità.

Mi rendo conto che mai come ora le parole di Machiavelli hanno ricalcato le vigorose tracce della realtà: quel che mi stupisce, in tutto questo, è la mancanza dell’accortezza della “volpe” nel celare la propria vera natura. Non ce n’è bisogno.

Gli Italiani stessi hanno smesso di stupirsi; i numerosi scandali che circondano una delle più alte cariche dello Stato non fa che nutrire le bocche affamate di gossip, i discorsi diventano sempre tangenziali rispetto alla gravità dell’argomento centrale. Va bene tutto, “tanto ne ha fatte di peggio”.

Le persone continuano a dimenticare, lasciar correre, preoccuparsi d’altro: perché è troppo noioso parlare di quella che è la realtà attuale nel Paese in cui si vive e in cui vivranno i nostri figli. Troppo complicato descrivere quelle complesse dinamiche  e interazioni che fanno sì che l’Italia sia quel che è. Assuefatti e impreparati, ma ancor prima svogliati e senza alcun interesse per delle vicende che toccano ogni cittadino da vicino.

Andate pure a mettere lo smalto, ora.

Ho finito.

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5 commenti leave one →
  1. ottobre 7, 2010 9:45 am

    Mi sento uno tra quelli che si disinteressano.
    Non però per le motivazioni che hai citato (che penso essere di molti) ma per rassegnazione al peggio causata da un overdose di schifo.
    Sono consapevole che, qualunque sia il motivo, disinteressarsi non è la soluzione ma tanto è.

    • sednonsatiata permalink
      ottobre 7, 2010 11:38 am

      C’è questa diffusa sensazione che la politica tratti cose lontane da noi e dalle nostre vite, ma è un’illusione: non c’è nulla che ci riguardi più da vicino, perché tutto si basa su queste fondamenta. Lavoro incluso, tanto per fare un esempio.

      • ottobre 7, 2010 11:45 am

        Se vuoi un altro esempio ho dovuto di recente spiegare che il comune ha scelto di sovvenzionare al 100% i pasti all’oratorio e solo in piccola parte alle scuole elementari comunali e si tratta di una scelta politica.
        Se a uno non va bene è alla politica che deve rivolgersi fino (in caso di insuccesso) a ricordarsene al momento del voto

  2. ottobre 21, 2010 12:33 pm

    Mi sono trovato nella stessa condizione quando ho studiato “Storia delle dottrine politiche” e “Filosofia politica”. Giuro di aver pensato bene o male le tue stesse cose e di essermi trovato dinnanzi a persone superficiali che non capivano come potessi appassionarmi a quelle cose. Eppure a me son piaciute assai, tant’è che ho provato un profondo dispiacere nel riconoscere la realtà attuale in quegli scritti, ma allo stesso tempo ho ritrovato la speranza e la voglia di provare a cambiare qualcosa…

    (Peraltro, la foto di Machiavelli su in alto, era la copertina di uno dei libri da me studiati, un librone che ti consiglio: Le grandi opere del pensiero politico (Da Machiavelli ai nostri giorni) di Jean-Jacques Chevallier.)

    • sednonsatiata permalink
      ottobre 22, 2010 1:25 am

      E’ davvero rincuorante sapere di non essere soli in questo tipo di situazioni. Grazie mille del suggerimento, finisce dritto in wishlist :)

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