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#Leggimi: Giuseppino – Da New York all’Italia: storia del mio ritorno a casa

febbraio 19, 2015

giuseppinoQualche mese fa ho scoperto che Joe Bastianich era sul punto di pubblicare un nuovo libro, e dato che seguo il suo lavoro da diversi anni, specialmente per quel che riguarda la partecipazione come giudice in MasterChef USA, ho chiesto a UTET se potessero passarmi una copia digitale del libro (cosa che molto gentilmente hanno fatto).

Confesso di averlo divorato in poche ore, “Giuseppino” è uno di quei libri che non riesci a lasciare finché non vedi come vanno a finire. Ma è anche molto di più: Bastianich ripercorre con delicatezza la storia difficile della sua famiglia, a partire dalla fuga di nonna Erminia dalla dittatura di Tito, passando per l’accoglienza in Italia e la nuova vita negli Stati Uniti, calando il vissuto personale in quello che era un contesto storico-politico estremamente complesso.

Una storia travagliata e francamente inaspettata in quello che io conoscevo semplicemente come un restauranteur di successo e un personaggio televisivo tanto competente quanto incontentabile. Lo precede, infatti, la sua fama di giudice severissimo in MasterChef, nella versione americana molto prima che in quella italiana, dove si può dire senza remora che il suo spirito brillante e la sua giusta intransigenza (ma, diciamolo, anche la sua padronanza inizialmente incerta della lingua italiana) gli hanno portato una fama analoga a quella che si era guadagnato negli States.

Ammetto che non credevo Joe avesse così tanto da dire, né tantomeno ne conoscevo la storia, che racconta con lucidità e molto, moltissimo affetto. E’ una famiglia di donne forti e tenaci, la sua, cominciando dalla nonna Erminia e continuando con la madre Lidia, che lo hanno senza ombra di dubbio ispirato e guidato alla ricerca di quello che è ed è sempre stato il suo destino: quello di “restaurant man di grande successo. Non chef, come la celebre Lidia, ma uomo d’affari in un settore che è indissolubilmente legato alle sue radici.

La storia d’Italia e degli Stati Uniti si intreccia a quella della famiglia di Joe: da profughi istriani a immigrati italiani in una New York aliena e incomprensibile, tanto lavoro, tanti sacrifici e una determinazione unica. E’ difficile leggere le pagine di storia cercando di calarsi nei panni di chi altri tempi li ha vissuti davvero, ma qui vediamo uno scorcio di quel mondo attraverso gli occhi pieni di speranza (ma anche tanta, tanta incertezza del futuro) di chi ha lasciato tutto alla ricerca di una nuova vita e nuove possibilità.

Il libro è strutturato fondamentalmente in due grandi parti: la prima è un incredibilmente emozionante resoconto dell’andata, la fuga della famiglia dall’Istria e la lenta, laboriosa costruzione di una vita in un mondo nuovo; la seconda parte racchiude il ritorno, ovvero i viaggi che hanno portato Joe alla scoperta della sua terra d’origine. Un legame sempre più stretto ad ogni iterazione, un legame che Joe evidentemente ricerca, in qualche modo, quasi in maniera inconscia (e ne è prova l’ardente desiderio di portare MasterChef in Italia e parteciparvi come giudice, nonostante le controindicazioni di tipo economico che tale decisione avrebbe comportato).

Oserei dire che il libro determina la chiusura del “cerchio” di questo ritorno alle origini in perfetto stile londoniano: il suo successo in MasterChef, la parodia di Crozza, la sua presenza sempre più sentita sulle riviste, sui giornali, nei blog e persino nella pubblicità italiana non fanno altro che confermare un ruolo che non si può definire se non centrale nel panorama del food del nostro paese (nonostante, lo ribadisco, Joe non sia uno chef).

Non conosco molti personaggi televisivi che siano riusciti a valicare in maniera così strutturata le barriere di confini e lingua, affermandosi in maniera stabile in due paesi divisi da un oceano. Joe è riuscito a portare MasterChef dagli USA all’Italia, ed è riuscito – insieme ad Oscar Farinetti – a portare Eataly dall’Italia agli USA. Una cross-contaminazione culturale, gastronomica ed enologica che non può non avere conseguenze anche a lungo termine, considerata la popolarità, nel verso senso del termine, dell’argomento.

Alla fine, Joe agli italiani piace. Viene definito “anti-conformista”, ma forse quel che spiazza è in realtà la sua mancanza di pazienza nei confronti di chi prende in giro se stesso facendo sprecare il tempo (e le risorse) altrui, fallendo nel cogliere grandi opportunità. C’è chi dice addirittura che man mano che Joe impara l’italiano, il suo “personaggio” in MasterChef diventa meno divertente, meno interessante, meno degno di essere visto. Ad ogni modo, vale la pena scoprire come ci è arrivato, e il libro è un ottimo modo per farlo. Oltre a fornire spunto di riflessione (e perché no, motivazione) a chi è pronto ad ascoltare. Del resto, se un broker di Wall Street riesce a diventare un produttore di vino in Italia, tutto è possibile.

O no?

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