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Kindle, editoria digitale, e la dura lotta tra ragione e sentimento

ottobre 24, 2013

Kindle-Touch-bed-5-12Qualche anno fa, durante un interminabile viaggio in macchina, ho avuto un’interessante conversazione a proposito di ebook, ebook reader e il futuro di un ecosistema che all’epoca stava sbocciando e ancora non aveva avuto modo di mostrare i suoi veri colori.

In quell’occasione feci una previsione rivelatasi in seguito alquanto precisa: “vedremo nel futuro molto prossimo un device uguale a un ebook reader, che usa la stessa tecnologia e-ink degli attuali ebook reader, con lo schermo illuminato, e la cui batteria durerà sempre otto settimane come ora.” All’epoca mi sentii rispondere un secco “impossibile“, e in effetti l’oggetto che stavo descrivendo sembrava uscito da un film di fantascienza. Pochi mesi più tardi Amazon presentò il suo primo Kindle Paperwhite: io gongolai in silenzio, e il mercato degli ebook reader esplose per davvero.

Fast forward ad oggi, poco più di un anno più tardi: Amazon lancia la seconda generazione del Paperwhite, molto più in sordina rispetto allo spettacolare keynote che accompagnava il primo, ed ora che finalmente è nelle mie mani, non potevo esimermi dallo spendere qualche parola su questo straordinario pezzo di tecnologia.

All’Internet Festival di Pisa, in una sala semi-deserta e con ascoltatori smaniosi di andarsene a cena, ho ascoltato Antonio Pavolini dire qualcosa di affascinante a proposito di connected TV e le diverse modalità di fruizione dei contenuti. Nella nostra epoca, la vera risorsa scarsa (e quindi preziosa) è l’attenzione: ed è esattamente questo il motivo per cui i cinema non hanno subito sostanziali cali nelle vendite, e l’esperienza della visione di un film al cinema è tutt’ora considerata qualcosa per cui valga la pena pagare profumatamente. Si paga per essere rinchiusi in una stanza buia, senza altri stimoli se non quelli presentati dal film, una situazione in cui si è a tutti gli effetti costretti a canalizzare e concentrare l’attenzione su ciò che si sta vedendo. Una privazione della troppa libertà e dispersione di attenzione tra i numerosi schermi disponibili nel proprio salotto di casa.

Non ho potuto fare a meno di tracciare un’analogia tra quel che Antonio ha intuito con grande precisione riguardo alla fruizione dei contenuti multimediali, e quel che io stessa osservo per quel che concerne la lettura. Sono stati versati fiumi di inchiostro per discutere della questione carta vs. digitale, il bilancio tra svantaggi e vantaggi, persino elementi collaterali apparentemente irrilevanti, ma che mantengono una forte carica emotiva legata all’esperienza della lettura (vi ricordate “il profumo della carta“?). David Orban, in un’intervista concessami tempo fa, mi ha rivelato di aver lentamente cominciato a venire a patti con l’idea di separarsi dai suoi libri fisici mandandoli a 1dollarscan.com, un servizio che scansiona i libri e restituisce al proprietario solo la versione digitale, mentre quella cartacea viene mandata al macero.

CEK BOOKENTHUSIAST - My CaptureIl punto è che gli esseri umani sembrano affrontare con grande fatica l’idea di dover rinunciare a un’esperienza che è così profondamente radicata nei loro ricordi e nelle loro abitudini. Nessun adulto di oggi ha tenuto tra le mani un ebook reader da bambino. Quel che mi chiedo, quando sento qualcuno invocare sentimentalismi e nostalgie parlando di libri (e del perché i libri di carta sarebbero migliori delle controparti in versione digitale), è se forse non stiamo guardando il problema dal lato sbagliato, se magari in realtà non sia una questione puramente legata all’emotività e non a fattori razionali. Si tratta appunto di un’esperienza, non di uno strumento tout court. In tal caso, nessun tipo di migliorìa tecnologica potrà risolvere la diatriba, proprio perché si parte da due punti di vista radicalmente opposti. In termini di praticità e risparmio, comprare i libri in versione digitale è senza ombra di dubbio la soluzione più vantaggiosa per il consumatore. Non più scaffali sovraffollati, non più libri da spolverare, spazio che scarseggia, libri che non si trovano quando servono, prezzi sensibilmente più alti proprio perché la produzione di una versione cartacea è più onerosa, e così via.

L’oggetto ebook reader si pone in una posizione di vantaggio strategico non indifferente in questo scenario: da una parte risolve i problemi di spazio, costo dei libri (le versioni digitali sono spesso venduta a una frazione del costo del libro di carta), disponibilità dei testi in qualsiasi momento, anche in mobilità, la possibilità di fare ricerche rapide per parole chiave, scrivere e conservare note, condividere passi con i propri amici sui principali social network, etc. Permette insomma di avere quel quid in più che rende il libro davvero trasparente, una risorsa a cui si possa accedere con grande facilità.

Ma quel che rende l’ebook reader davvero speciale è, a mio avviso, ciò che lo rende più simile al libro di carta: innanzitutto lo schermo e-ink, che ricrea in qualche modo la sensazione di leggere su un libro “vero”, ma soprattutto la canalizzazione dell’attenzione di cui parlava Antonio Pavolini. A differenza di un tablet, che presenta una rosa di possibilità di utilizzo molto ampia, un ebook reader fa solo una cosa: permette di leggere libri e documenti. Punto. E’ un’esperienza di immersione che preclude la possibilità di facili distrazioni (a meno che non si abbia un iPhone nell’altra mano, e in tal caso il mio ragionamento perde qualsiasi forma di significato).

Ed è proprio questo fattore che secondo me ne ha fatto un oggetto così venduto e così desiderato. Si inserisce nella spaccatura di un mercato in lenta transizione, che vuole ma non vuole, ancorato al passato (ricco di riferimenti autobiografici, emotivi, sentimentali, romantici) ma comunque proiettato verso il futuro (caratterizzato più da una visione razionale, pragmatica, meccanicistica). Mafe De Baggis ha lanciato un interessante hashtag qualche giorno fa, #primadiinternet, il quale ha riscosso, con sua grande sorpresa, un successo straordinario e qualche perplessità legata proprio alla nostalgia per i tempi “prima di Internet” espressa… appunto su Internet.

Ho letto con piacere il suo Storify, che vi consiglio vivamente, e alla luce di queste riflessioni mi e vi chiedo: che effetto avrà questo precario equilibrio fra ragione e romanticismo, nello sviluppo e creazione di nuovi strumenti tecnologici atti a migliorare le nostre vite? Che tipo di curva evolutiva vedremo, se i fattori analizzati brevemente (e superficialmente) qui hanno permesso a un oggetto come l’ebook reader non solo di esistere, ma di inserirsi così decisamente tra gli oggetti che utilizziamo tutti i giorni?

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9 commenti leave one →
  1. ottobre 24, 2013 9:12 am

    Ammetto che i miei primi tentativi di lettura digitale sono stati poco convincenti e ancor meno soddisfacenti. Poi mi sono presa un altro ereader e adesso non voglio più tornare indietro. Credo che molti di quelli che rifiutano in toto l’idea della lettura digitale lo fanno perché temono che si tratti di un’esperienza (brutta, scomoda e irritante per gli occhi) simile alla lettura su schermo pc.

  2. ottobre 24, 2013 11:50 am

    Sono sicuramente d’accordo, mi pare che però ci siano alcuni aspetti degni di nota.

    – Prestito: sebbene soluzioni per prestare ebook stiano nascendo in varie forme, è impossibile prestare un libro ad una persona che non è dotata di ebook reader. Posso consigliare all’altra persona di procedere all’acquisto ma niente di più. L’altro lato della medaglia è che questo limite potrebbe invogliare una sorta di economia del dono (anche se con i libri Kindle si possiede solo una licenza non il file elettronico se non ricordo male).

    – Valore dell’oggetto: ho un libro del diciannovesimo secolo che vale qualche soldo, quel libro se fosse digitale varrebbe zero. Penso al collezionismo, all’antiquariato ecc. ecc. I libri del passato continueranno ad avere un valore, le prime edizioni dei nuovi libri interamente digitali tra 150 anni varranno qualcosa? Non penso, potrei sbagliarmi.

    – Conversazione spontanea: è sicuramente un fenomeno irrisorio ma è successo che qualcuno cominciasse una conversazione con me in base al libro letto in un determinato tempo e luogo.

    • novembre 11, 2013 7:34 pm

      Tre punti fondamentali e condivisibili: Prestito, Valore intrinseco, Conversazione. :-)

  3. ottobre 24, 2013 5:10 pm

    Io ho un kindle paperwhite, un iPhone, un iPad, e da ieri ho anche il nuovo sistema operativo di Apple OSX Mavericks sul mio iMac, che ha lanciato la nuova app. books, per leggere libri in formato elettronico.
    Negare che, quantomeno, una parte del mercato dell’editoria tradizionale, migrerà verso l’elettronica, non solo è negare una cosa inevitabile, anche considerando la salvaguardia del pianeta (anche se la carta usate dai libri è veramente poca cosa rispetto al tema), ma è soprattutto una negazione che non guarda a quello che già oggi sta accadendo.
    Molto potrei dire sull’efficienza dell’app kindle sui device Apple, quando, magari, stai in metropolitana, e vuoi leggerti un paragrafo che non sei riuscito a finire sul tuo kindle, ma, voglio dire, sono inezie. ;)
    Cosa ha in parte frenato questo boom?
    In Italia il discorso sarebbe un attimino più complesso.
    Diciamo, per semplificare, che gli editori, scottati da quanto è accaduto con il processo di digitalizzazione della musica, sudano freddo all’idea che una rivoluzione, di analoga portata, possa fare diventare anche questo mercato, un mercato a rischio.
    Inutile negarsi che il pericolo c’è, e che il pear to pear e lo sharing di “libri pirata” è già in parte iniziato, ed anche se per ora non è una cosa accessibile a tutti, il rischio che lo diventi, c’è.
    Per me, e credo di non sbagliarmi, il mercato del libro in brossura non scomparirà mai del tutto.
    Anzi, continuerà ad esistere, magari anche in forme molto diverse da quelle attuali, perché il libro resta uno degli oggetti più ergonomici mai inventati al mondo.
    Perché è ancora molto bello avere in casa una libreria, ed è ancora un’esperienza meravigliosa quella di avere un angolino, nella propria casa, dedicato alla lettura.
    Ma il mondo cambia, le generazioni di oggi sono native digitali, per loro quasi tutto è mediato da uno schermo.
    Forse è su questo che dovremmo riflettere.
    Cioè non azzerare, del tutto, le cose tradizionali, potrebbe avere un valore in sé.
    Così come auspico che le sale cinematografiche non scompaiano mai del tutto, così mi sembra legittimo comunque immaginare, ed augurarmi, che anche il libro su carta, continui ad avere il suo fascino ed i suoi estimatori.
    Il vinile, ad esempio, ha conosciuto una relativamente recente rinascita.
    In verità, anche se i corsi ed i ricorsi storici di vichiana memoria, poco si adattano allo sviluppo del progresso e delle tecnologie, e me piace pensare a due mercati paralleli, magari in prospettiva con quote totalmente invertite a favore dell’editoria digitale, man mano che anche gli editori sbilancino – quanto meno in Italia, dove l’offerta digitale è ancora molto limitata rispetto alla brossura – l’offerta, verso tale segmento.
    Ma continuo ad immaginare, comunque, a due mercati distinti, ciascuno con una sua value proposition ben precisa, e differente rispetto all’altra, ed anche con destinazioni d’uso, per quanto contigue, di fatto rispondenti ad esigenze di customer experience in parte diverse.
    Io almeno la vedo così.

  4. ottobre 25, 2013 10:41 am

    Molto interessante. Molto ben raccontato. Brava Maria.

  5. Massimo permalink
    ottobre 25, 2013 2:40 pm

    Non sono nativo digitale, ovviamente, ma sono digitale dalla prima ora, ho iniziato ad usare il PC nei primi ’80 e conosco ed uso internet dai primi vagiti. Ma mi sento troppo schiavizzato dalla tecnologia e mi riserverò sempre il piacere retrò della cartadalèggere fintanto che me lo potrò permettere (ahimè, lo spazio in casa si sta esaurendo…).
    In particolare, l’idea di stare in una tranquilla spiaggia assolata con il rumor dell’onda, il cielo sopra di me ed uno schermo luminoso davanti a me, mi schifa alquanto. Schifo condiviso in famiglia, ragion per cui con mia moglie digitale acquisita e mia figlia nativa digitale vado in vacanza con il doppiofondo del bagagliaio dell’auto imbottito dei nostri pesanti, ingombranti, amati libri. E per di più mi consola l’illusione che tutto il patrimonio domestico di cartadalèggere possa essere via via condiviso da mia figlia che cresce.

  6. Pierangelo Valente permalink
    novembre 23, 2013 4:52 pm

    In concreto accadrà quello che è avvenuto anche con il vinile e credo che il difetto di attenzione sia legato maggiormente al contenuto rispetto al contenitore. Il conflitto tra ragione e sentimento non si pone, la carta e l’ebook sono dei mezzi, conviveranno e per le ragioni più disparate saranno preferiti l’uno all’altro a seconda, ogni volta, del prevalere del piacere di averlo fisicamente piuttosto che la praticità di poterlo leggere sempre, in qualsiasi condizione di luce ed usando tutti gli strumenti che comodamente offre (non ultimo il peso). E comunque una bella libreria piena di Meridiani è un piacere di cui non mi priverei.

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